Roma, 4 Giugno 1944: “Mio padre raccontava una storia di guerra. Una storia di quando lui era ragazzino. L’ho sentita raccontare per trent’anni. È la storia del 4 giugno del 1944, il giorno della Liberazione di Roma. Per tanto tempo questa è stata per me l’unica storia concreta sulla guerra. Era concreta perché conoscevo le strade di cui parlava. Conoscevo il cinema Iris dove aveva lavorato con mio nonno e poi era concreta perché dopo tante volte che la ascoltavo avevo incominciato a immaginarmi pure i particolari più piccoli del suo racconto. Così quando ho incominciato a fare ricerca ho deciso di registrarlo e provare a lavorare sulle sue storie. Da queste storie nasce Scemo di guerra. Nello spettacolo si ritrovano alcuni avvenimenti molto conosciuti come il bombardamento di San Lorenzo o il rastrellamento del Quadraro. Alcuni fatti sono veramente accaduti a lui come quando ha rischiato di farsi ammazzare mentre raccoglieva una cipolla. Altri li ho ascoltati da altre persone come la storia del soldato seppellito vivo all’Appio Claudio. Certe cose me le sono inventate io o le ho prese da altri racconti di altre guerre che mi è capitato di ascoltare. Adesso credo che questa sua storia per me sia diventata il modo per mantenere un duplice legame sentimentale: quello politico con la mia città e quello umano con mio padre.”

(Ascanio Celestini)

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commedia musicale in due tempi ambientata nella Roma del 1870.

Teatro della Visitazione

Sabato 24 ore 17.30 e 21.00

Domenica 25 ore 18.00

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C'è un preconcetto che accomuna tutti gli italiani, ovvero qualsiasi cosa venga fatta in Italia è scadente, poco professionale e senza talento. Il discorso può rguardare la musica, la pittura, il teatro, la danza, la politica, il lavoro ecc ...
Abbiamo la stramaledetta abitudine di considerare tutto ciò che è italiano peggiore rispetto a quanto prodotto all'"estero" (ma poi di quale estero si parla? Boh !!).
Bisogna essere obiettivi ed ammettere che effettivamente in Italia ci sono molti problemi, scarsa valorizzazione e sfruttamento delle nostre risorse ecc.  Ma pure altrove hanno problemi eh !!! Ma a livello artistico e musicale, a mio parere, non abbiamo nulla da invidiare a nessun altro paese del mondo.
Ad esempio si dice che la musica italiana sia di scarsa qualità. Se è così stiamo dicendo che artisti come De Andrè, Gaber, Gaetano, Graziani, Battiato, Banco del Mutuo Soccorso, PFM,  C.S.I., Modena City Ramblers, John De Leo (e qui la lista potrebbe essere infinita) sono artisti scarsi? Beh !!! Io direi che sono Artisti con la A maiuscola.
Si può dire altrettanto del teatro, e quindi Bene, Gassman, Sordi, Matroianni, Magnani, Fellini per la regia, e chi più ne ha più ne metta ... E i musical? Aggiungi un posto a tavola, Se il tempo fosse un Gambero, Rugantino .... no aspetta Pinocchio dei Pooh no vi prego !!!!
Io ho iniziato a vedere l'Italia sotto un altro punto di vista, sicuramente sempre molto critico, ma non necessariamente negativo. Sto asclotando molti artisti italiani, vecchi e nuovi, sto vedendo molto cinema italiano vecchio e nuovo e soprattutto sto cercando di andare molto a teatro, ma non a vedere le direzioni artistiche di Maurizio Costanzo o gli spettacoli degli Amici di Maria de Filippi, ma a vedere compagnie minori e per minori intendo meno conosciute ovviamente ma artisticamente eccellenti. A tal proposito mi sono imbattuto in un piccolo teatro di Roma, Teatro 7 (www.teatro7.it), c'è in scena la commedia "Il colore V", la compagnia si chiama "Compagnia Dell'Anello". Ritmo serrato, battute a non finire, si ride dall'inizio alla fine. E' la storia di una compagnia teatrale che deve debuttare ad una rassegna che ha un premio pecuniario per il vincitore. Arriva al teatro con sole 2 ore di anticipo ed in questo breve lasso di tempo deve fare le prove ed allestire il palco. Ne succedono di tutti i colori (soprattutto quello V). La commedia è scritta e diretta da Mario Alessandro Paolelli, un giovane autore di cui, secondo me, si sentirà parlare sempre di più come pure di tutti gli attori della compagnia.
Iniziamo a vedere le cose buone che abbiamo in Italia, e al limite criticarle solo quando le abbiamo provate ed analizzate seriamente e non per sentito dire.
A proposito ... avendo già provato per svariati anni, non sarebbe ora di sfanculare il cavaliere?  Si si, quello che manifesta per la libertà, la sua, e cerca di mettere i veli alla nostra, sotto tutti i punti di vista?
Cerchiamo di aprire gli occhi prima si scoprire che sono diventati a mandorla .... A buon intenditore poche parole ....

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Qualsiasi commento non farebbe onore allo spettacolo,alla genialità,al divertimento,all'arroganza del duo più dissacrante del teatro moderno nostrano:Antonio Rezza e Flavia Mastrella.
Per chi sa neanche c'è il bisogno di consigliarlo, per chi non li conoscesse ancora,denudatevi di tutte le strutture mentali a cui siete legati e immergetevi nell'ingegnoso,surreale,visionario e irriverente mondo di Antonio Rezza.
Per uno spettacolo che nonostante l'imprecazione (voluta o no?), ammicca ai sacramenti..:D

Sconsigliato a un pubblico mentalmente limitato...

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Il matrimonio ... nella buona e nella cattiva sorte!
La compagnia dell'Anello.
Autore regista e interprete è Mario Alessandro.
Non lo conoscevo fino a sabato 26 settembre 2009, quando, invitato presso il Teatro 7 in via Benevento 23 da un amico attore nello spettacolo, ho avuto modo di vedere questa commedia divertentissima, fatta da protagonisti giovani ma pieni di talento e professionalità. Tutti.
Non voglio dire altro. Andatevelo a vedere, è in scena fino al 4 ottobre.
Sicuramente ne vale la pena.
In giro c'è tanto tanto talento sconosciuto, colgo l'occasione per dire IOCERO e dare un pò di voce a queste persone.
Un grazie alla Compagnia dell'Anello e al Teatro 7 ... e a Pietro Clementi che me li ha fatti conoscere. 

www.marioalessandro.it

www.teatro7.it

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1 ora di performance ogni giorno, 1ora in cui rendersi conto di come certe regole e certe strutture teatrali e mentali possono essere completamente distrutte e riviste in maniera geniale dalla compagnia Catalana.
Preparato in occasione dello Sziget, lo spettacolo 'The Beat of The Forest' offre al pubblico,tra immagini e musica, una serie di emozioni , di coinvolgimento, di vera e propria suspense che rimanere allibiti è riduttivo.
Per quanto mi riguarda lo spettacolo da solo valeva il prezzo del biglietto del festival, ma basta parole, faccio parlare le immagini cosi' forse capite che non sto esagerando.
A quando in Italia? magari a Roma?..e lo so ...non mi accontento mai!!:D
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Mentre si fa un gran parlare della riapertura delle case di appuntamenti (e se ne sentono di tutti i colori) un regista e un gruppo di giovani attori decidono di aprire un bordello tutto particolare.

Il bordello dell'arte!

Dopo aver pagato il biglietto d'ingresso sarete "adescati" da "prostitute/attori" che vi chiamano, vi incitano, vi seducono,  per trascinarvi ad assistere alla loro perfomance.

E, con pochi altri spettatori,  vi potrete ritrovare faccia a faccia con la delicatezza di Checov o con la pasoliniana tragedia di un meccanico.

L'emozione è forte, anche per via dell'intimità e che si viene a creare con l'attore, proprio come se si stesse consumando del sesso!

Lo spettacolo è nato da un idea del regista teatrale e cinematografico Luciano Melchionna.

Le repliche a Roma sono state tantissime, e ogni volta, sempre piu' affollate.

Ora sono addirittura in tour per tutta Italia.

Speriamo che il bordello riapra presto anche a Roma!

 


 

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"Il manicomio è un condominio di santi. So' santi i poveri matti asini sotto le lenzuola cinesi, sudari di fabbricazione industriale, santa la suora che accanto alla lucetta sul comodino suo si illumina come un ex-voto. E il dottore è il più santo di tutti, è il capo dei santi, è Gesucristo". Così ci racconta Nicola i suoi 35 anni di "manicomio elettrico", e nella sua testa scompaginata realtà e fantasia si scontrano producendo imprevedibili illuminazioni. "Raccolgo memorie di chi ha conosciuto il manicomio un po' come facevano i geografi del passato. Questi antichi scienziati chiedevano ai marinai di raccontargli com'era fatta un'isola, chiedevano a un commerciante di spezie o di tappeti com'era una strada verso l'Oriente o attraverso l'Africa. Dai racconti che ascoltavano cercavano di disegnare delle carte geografiche. Ne venivano fuori carte che spesso erano inesatte, ma erano anche piene dello sguardo di chi i luoghi li aveva conosciuti attraversandoli. Così io ascolto le storie di chi ha viaggiato attraverso il manicomio non per costruire una storia oggettiva, ma per restituire la freschezza del racconto e l'imprecisione dello sguardo soggettivo, la meraviglia dell'immaginazione e la concretezza delle paure che accompagnano un viaggio". (Ascanio Celestini)

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E' la storia di un capoforno alla fine della seconda guerra mondiale raccontato da un operaio che viene assunto in fabbrica per sbaglio. Dopo un anno di laboratori in giro per l’Italia questo cantastorie dei nostri tempi ha raccolto storie ...
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A dicembre 2009 si è svolto al casinò di Saint Vincent il torneo nazionale di poker.
Io c’ero e non lascerò sfuggire il prossimo. Chissà che non possa dire: io l’ho vinto!